Esiste il purgatorio?

La Bibbia non parla di un luogo dove si può ottenere la purificazione dai peccati al di fuori di Cristo Gesù. Chi rifiuta di credere in Cristo è condannato. Nel Vangelo di Giovanni leggiamo: «Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ ira di Dio resta sopra lui» (Giovanni 3:36),  

Ma Abraamo disse: "Figlio, ricordati che tu nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato.Oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi".(Luca 16:25-26) (Vedi anche: Apocalisse 20:15; ). 

Chi accetta Cristo è completamente salvato. «Non v'è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù» (Romani 8:1); e ancora: «Non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità» (Ebrei 10:17). Vedi Giovanni 3:18; Romani 5:8-11; Ebrei 10:14-18; Salmo 103: 12.

Secondo il concetto comune che il sacrificio di Cristo non basta a purgarci dei nostri peccati, un grande peccatore come il ladrone crocifisso con Cristo avrebbe dovuto soffrire molto tempo in purgatorio, ma Cristo disse: «Oggi tu sarai meco in paradiso» (Luca 23:43).

Se esistesse il purgatorio e le messe aiutassero a fare uscire le anime dei sofferenti, i ricchi avrebbero un enorme vantaggio pagando messe per abbreviare la pena; mentre i poveri, non avendo di che pagare, dovrebbero affidarsi alla misericordia del prete, sperando che ogni tanto elevi una messa per loro.

Un ex prete affermava: «Se crediamo veramente che la messa salva le anime dal fuoco del purgatorio, perché farsi pagare per farle uscire?» Avrebbe aiutato anche un cane, diceva, se lo avesse visto tra le fiamme, senza pensare al guadagno.

L'idea del purgatorio evidentemente è venuta dai pagani. Virgilio collocava le anime dei defunti in tre luoghi diversi: Tartaro per i dannati; Campi Elisi per i buoni e un luogo d’espiazione per i meno cattivi (Eneide 6, 1100-1105).